Origini e Storia

Le radici americane della terapia familiare
La terapia familiare nasce nella cultura statunitense degli anni Cinquanta e si sviluppa in due diverse direzioni, una sistemica propria della Scuola di Palo Alto (Bateson, Watzlawick e Jackson) e una più psicodinamica, che oggi chiameremo relazionale, orientata allo studio trigenerazionale della famiglia, con il contributo di pionieri quali Ackerman, Boszormenyi-Nagy, Framo, Bowen, Whitaker. In una posizione intermedia si situa l’approccio strutturale di Salvador Minuchin, che avrà un notevole sviluppo negli anni successivi.


I pionieri della terapia familiare

ackerman Nathan W. Ackerman (1908-1971)
Nato nel sud della Russia da una famiglia agiata di commercianti ebrei, nel 1912 emigra negli USA. Dopo aver praticato la psicoanalisi infantile per molti anni, nel 1937 pubblica un primo articolo sulla terapia familiare, disciplina che abbraccia poi completamente nel prosieguo della sua vita.
bowen Murray Bowen (1913-1990)
Proveniente da una grande famiglia che ha un’impresa di pompe funebri in uno sperduto borgo del Tennessee, acquisisce una formazione decisamente psicodinamica all’Istituto di Karl Menninger. Inventa la Family System Theory, con il concetto fondamentale della Differenziazione del Sé dalla famiglia di origine.
framo James Framo (1916-2001)
Terzogenito di cinque figli in una famiglia di origine italiana emigrata a Filadelfia, sviluppa un modello originale di terapia di coppia intergenerazionale. Collabora per molti anni con Ivan Boszormenyi-Nagy, insieme al quale fonda l’Eastern Pennsylvania Psychiatric Institute.
haley Jay Haley (1923-2007)
Conseguito un Master in Fine Arts, diventa ricercatore al Mental Research Institute di Palo Alto, seguendo successivamente il lavoro sull’ipnosi di Milton Erickson. Sviluppa infine l’approccio strategico presso la Child Guidance Clinic a Filadelfia.
minuchin Salvador Minuchin (1923)
Nato in Argentina da una famiglia di ebrei russi immigrati, trae dalle sue esperienze di vita infantili il senso della struttura familiare come sede di organizzazione, interdipendenza e regole per salvaguardare sia il funzionamento del sistema familiare nel suo complesso, sia i margini di libertà di ciascun componente. Il modello strutturale e la terapia familiare con i bambini sono i suoi contributi più originali.
palazzoli Mara Selvini Palazzoli (1916-1999)
Nata a Milano in una famiglia dai turbinosi ritmi di vita, riesce a sopravvivere psicologicamente agli stress dell’infanzia e del difficile rapporto con i genitori grazie alla sua capacità di resilienza, ossia di quel fattore positivo in grado non solo di superare, ma di rendere produttivi eventi e condizioni di vita altrimenti negativi. Ha un’impronta prevalentemente clinica. Restano fondamentali i suoi lavori sulle psicosi e i disordini alimentari.
satir Virginia Satir (1916-1988)
Nata in Wisconsin da umile famiglia di origine tedesca, in terapia dimostra caratteristiche empatiche eccezionali. Sviluppa un approccio umanistico-integrato. Il suo contributo più originale è l’utilizzo della scultura familiare.
whitaker Carl Whitaker (1912-1995)
Cresciuto nello Stato di New York in una fattoria isolata, si laurea in medicina e specializza in ginecologia, per dedicarsi successivamente alla psichiatria, diventando il leader della terapia simbolico-esperienziale. Personaggio autorevole, ma isolato, per lui la terapia è un prolungamento del suo modo di essere.


Gli esordi della terapia familiare in Italia
Mara Selvini Palazzoli importa ed elabora le teorie di sistemiche di Palo Alto e, nel 1968, fonda la Scuola di Milano. Nello stesso periodo il primo gruppo romano, fondato da Luigi Cancrini, si lega maggiormente alle idee strategiche-strutturali di Haley e Minuchin.

Le esperienze di Maurizio Andolfi negli Stati Uniti
Maurizio Andolfi inizia ad operare con il primo gruppo romano, diretto da Luigi Cancrini, nel 1969, ma se ne distacca nel 1972, quando lascia l’Italia per recarsi negli Stati Uniti. Qui vive a New York e, con una borsa di studio Fulbright in psichiatria sociale e comunitaria, conduce ricerche sul campo presso l’Albert Einstein College di Medicina. Da questa esperienza nasce la storica ricerca nel South Bronx con ragazzi neri e portoricani, per studiare come intervenire su comportamenti pre-delinquenziali in adolescenza.
In questi anni Andolfi lavora, approfondendo lo studio e la pratica della terapia familiare, presso l’Ackerman Family Therapy Institute di New York e presso la Child Guidance Clinic di Filadelfia, con la supervisione di Salvador Minuchin e Jay Haley, con i quali si legherà per moltissimi anni, portando il loro pensiero e il loro lavoro clinico in Italia. Viene influenzato inizialmente da Murray Bowen e James Framo e poi, per più di 15 anni, si legherà a Carl Whitaker, conducendo numerosi workshop internazionali insieme a lui. Entra in contatto con Virginia Satir, con cui instaura un rapporto profondo, e alla memoria della quale dedicherà in seguito il suo volume La coppia in crisi. A New York, Andolfi frequenta anche la scuola psicoanalitica di Karen Horney, dove svolge la propria psicoanalisi personale, rimanendovi collegato per svariati anni.

Le fondamenta dell’Accademia di Psicoterapia della Famiglia
Al suo ritorno dagli Stati Uniti, nel 1975, Maurizio Andolfi  fonda e dirige l’Istituto di Terapia Familiare di Via Reno, insegna la terapia familiare insieme a Carmine Saccu, che diventerà il primo didatta dell’Istituto,  e a diversi altri colleghi, tra i quali Silvia Soccorsi, Jaja Berardi e Claudio Angelo, che saranno docenti dell’I.T.F. per molti anni. Sono anni molto importanti, in cui il lavoro scientifico e didattico dell’I.T.F. è conosciuto sia in Italia che all’estero. Questa esperienza, durata 18 anni, avrà termine per la sofferta chiusura dell’Istituto di Terapia Familiare di Roma, dovuta agli orientamenti assai diversi maturati nel tempo da alcuni soci, in particolare il kundalini yoga per Paolo Menghi e la psicoanalisi kleiniana per Anna Nicolò, che renderanno impossibile proseguire in un percorso comune. Dalla conclusione di questa esperienza prenderanno vita, nel 1993, due Scuole distinte: l’Accademia di Psicoterapia della Famiglia, diretta da Maurizio Andolfi e la Scuola Romana di Terapia Familiare, diretta da Carmine Saccu.

La matrice internazionale dell’Accademia
La matrice, prima dell’Istituto di Terapia Familiare di Roma e poi dell’Accademia, entrambi diretti da Maurizio Andolfi, è decisamente internazionale e si basa sulla conoscenza personale dei grandi maestri.
Dal 1975 Andolfi è assai attivo, insieme a Mony Elkaim, per la costituzione di un network europeo di terapeuti della famiglia, che diventerà, nel 1990, l’European Family Association (EFTA).
Due importanti convegni internazionali, organizzati dall’Istituto di Terapia Familiare in collaborazione con la Società Italiana di Terapia Familiare, presieduta da Maurizio Andolfi fino al 1995, segnano l’inizio di una vera e propria esplosione in Europa degli studi sulla famiglia e della sperimentazione della terapia familiare nelle Istituzioni di cura.
Al primo convegno internazionale Family Therapy in the Community, tenutosi presso il Consiglio Nazionale delle Ricerche di Roma nel 1975, partecipano i maggiori rappresentanti dell’Ackerman Family Therapy Institute e della Child Guidance Clinic di Filadelfia. Al secondo, tenutosi a Firenze nel 1978, sono invece presenti tutti i più importanti pionieri della terapia familiare a livello mondiale.
Il 1978, oltre a segnare il passaggio alla de-istituzionalizzazione della malattia mentale, sarà ricordato per il diffondersi a macchia d’olio della terapia familiare. Si tratta di un inizio entusiasta e creativo, non certo privo di difficoltà e di lotte per l’affermazione di un modello, quello sistemico,  che alla fine degli anni Settanta è profondamente osteggiato sia dal mondo psicoanalitico, che lo taccia di superficialità, sia dal movimento dell’antipsichiatria, che vede nelle “nuove tecniche” un nemico da demonizzare. Con buona probabilità è proprio la marginalità culturale e sociale dei suoi esordi che permette al movimento familiare di evolvere e rafforzarsi, combattendo per l’affermazione delle proprie idee e sperimentazioni cliniche. Alla prassi di curare una malattia isolando il paziente, si sostituisce quella di osservare e intervenire nel contesto sociale; al pregiudizio che reputa una famiglia “colpevole” per i disturbi di un suo componente, si preferisce la ricerca nel concreto di risorse familiari e sociali in grado di offrire soluzioni ai problema in chiave evolutiva, fuori da una logica “riparativa” del disagio
psicologico e mentale.
Nel 1982, un altro evento internazionale importante viene organizzato a Venezia. Si tratta del Triangolare Didattico con Whitaker, Minuchin e Andolfi. Questo corso intensivo, che vede radunati insieme i più significativi didatti europei di terapia familiare del momento, permette a tre leader carismatici del settore di mostrare le proprie specifiche modalità di insegnamento della terapia familiare.
Saranno molti, negli anni successivi, i convegni internazionali organizzati dall’Accademia, perché lo scambio di idee e il confronto continuo tra professionisti di diverse provenienze ha da sempre costituito e costituisce ancora oggi lo stimolo principale nell’evoluzione delle linee guida del
proprio modello teorico.